I frutti dell’Artocarpus

artocarpus, christian ciampoliFare il pane è un lavoro di condivisione, un relazionarsi con le persone con cui si divide un pasto, anche se in momenti di passaggio. L’esperienza dell’Artocarpus mi ha aiutato a tradurre in immagine ciò che da sempre prefiguravo in una mia ossessione legata all’alimentazione, alle tavole imbandite, agli ambienti domestici, ai luoghi di lavoro in cui si trasforma il cibo.

Attraverso Spazio Y è stato possibile mettere in atto questa mia sperimentazione che da oggi diventa un fare concreto e partecipativo. Il ciclo di vita che si conclude con un nuovo capitolo, una nuova vita che nasce con i microrganismi delle muffe, esseri  impercettibili che restano chiusi dentro i cassetti delle cucine per anni. Da una muffa lasciata marcire 10 anni ed utilizzata per essere osservata come colore, come organizzazione di una nuova vita, nasce uno strumento di lettura del tempo, un reperto ritrovato nello spazio in cui vivo: 16 Civico, studio d’artista a Pescara, una casa delle vacanze di famiglia, una galleria espositiva, un luogo che ho temporaneamente “occupato” per una mia esigenza personale ma che apre a nuove visioni e nuovi cicli di esistenza.

Associo al futuro di 16 Civico la vita che nasce al di fuori dei confini geografici che affronta il superamento delle sovrastrutture sociali ed economiche. Non ho un’immagine definita ma una visione che si modifica attraverso il susseguirsi di esperienze e conoscenze, pratiche che si fondono, volte a scoprire soluzioni innovative. Il lavoro collettivo consente di esprimere il proprio pensiero in un contesto di crescita.
Dall’impegno e dalla volontà di mettersi in gioco, parte questo mio invito nel continuare la pratica dell’Artocarpus in quei luoghi che vorranno aprirsi all’”arte bianca”, senza spezzare il flusso biologico tramandato da anni, rappresentato dalla pasta acida, chiamata anche “lievito madre”, che continuamente dev’essere alimentata e nutrita con nuove esperienze.

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Il pane è un alimento per eccellenza che fa parte della vita umana, oggi comincia ad allontanarsi dalle tavole circondandosi di intolleranze psico-fisiche che ne fanno perdere l’origine sociale.
Come spiega molto bene Lucia Zappacosta, nel testo critico che accompagna questo mio lavoro, servendosi di una citazione di Claude Fischler: “La relazione umana al cibo evidentemente è complessa. Combina almeno due dimensioni diverse. La prima passa dal biologico al culturale, dalla funzione nutritiva alla funzione simbolica. La seconda collega l’individuo al collettivo, alla dimensione psicologica e a quella sociale”.

Christian Ciampoli

Scarica il testo critico di Lucia Zappacosta

 

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